Giulio

Il corso Intensivo di Pisa, 12 e 13 Aprile 2014

Intensivo e intenso.

Certo, abbiamo necessariamente, come da programma, immolato la giornata di Sabato sull’altare della tecnica di base, “necessaria per poi scordarsela”. Perché non si scrive un romanzo senza sapere la grammatica di base.

Ma la seconda, oh la seconda. Volevamo capire cosa spinge un fotografo a fare quello che fa, ho cercato di trasmettere a questa bella gente cosa vuol dire cercare un ritratto di sé in ogni soggetto ritratto, sia esso un paesaggio, un’architettura, un essere umano. Ho cercato di spiegare loro quello in cui credo fermamente, ossia che senza farsi domande sincere e senza lasciare agli altri la possibilità di rispondere, per quanto la risposta possa spaventarci, non si “crea” un bel nulla, al limite si fabbricano immaginette precotte per il fast-food della fotografia.

Li ho visti assimilare e tentare di mettere in pratica, provare e fallire, e poi riuscire, sono stati tutti coraggiosi, alcuni più di altri, ma nessuno si è rifugiato dietro i propri schemi, i propri preconcetti. Nessuno ha ceduto. Anche perché altrimenti avrei fallito.

Alla fine, dopo due giorni passati assieme dalla mattina alla sera, ho cercato di raccontare ognuno di loro, quello che avevano lasciato in me. E alla fine una di loro, la più coraggiosa, ha anche raccontato me. Stanco, esausto, emozionato ma anche un po’ …cinico. Me, insomma.

Grazie bella gente, grazie alla preziosissima Serena che ha fatto da assistente e grazie anche a colui che più di tutti ha contribuito a innescare la scintilla, il signor Gianluca Vassallo, un artista di quelli veri che vi consiglio di conoscere, preferibilmente di persona.

Ah, già, la colonna sonora: ovviamente, Spaceman, dei Killers ;)

Irene

Irene, in aria.

Stefania

Stefania, la profondità di campo.

Francesco

Francesco, la roccia.

Giulio

Giulio, il mare.

Chiara

Chiara, la luce del sole.

Arianna

Arianna, obliqua.

Francesca

Francesca, nuda.

Alessandro

Io, l’uomo dello spazio (everybody look down, it’s all in your mind). La foto è della ragazza nuda qua sopra ;)

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Giada e le nudità vestite

È vero, normalmente detesto coprire un corpo con della stoffa. A volte però ci sono nudità più interessanti di quella del corpo.

Avevo “preso di mira” Giada da diverso tempo:  giovanissima, mi aveva colpito per diversi motivi, non ultimo il suo studiare fotografia. La sentivo “vicina”,  per così dire. Ha risposto al mio invito in maniera cortese ed educata, e dopo un po’ di difficoltà dovute ai suoi e miei impegni ce l’abbiamo fatta ad incontrarci. Niente nudo, aveva chiesto, gentilmente ma con fermezza. Benissimo. Sarà fatto.

A me questo incontro è piaciuto tantissimo. Si vede, nelle foto, una progressione netta. Giada lentamente si spoglia, non dei vestiti ma dei veli che normalmente usiamo per difenderci dallo sguardo indagatore di uno sconosciuto che –alla fine– potrebbe essere tuo padre. L’imbarazzo iniziale è sostituito da sincera curiosità, complicità, fiducia nella mia visione e nelle mie intenzioni di raccontarla più sinceramente possibile.

Abbiamo parlato, di fotografia ma non solo. Mi sono spogliato (metaforicamente) un bel po’ anche io, cosa non facile né usuale ma che intendo fare sempre più spesso, perché se non dai qualcosa riceverai decisamente poco.

Giada è rimasta soddisfatta. La cito, con il suo permesso:

[...] ti volevo ringraziare per la bellissima esperienza, sono davvero contenta di com’è andata ed è stato un grande piacere averti conosciuto! [...] Son contenta che malgrado i vestiti tu sia soddisfatto del risultato in compenso sappi che mi sono sentita gnudissima a momenti. [...] È stata un’ esperienza interessante, una scoperta si può dire! Perchè è curioso sentirsi così nudi senza effettivamente esserlo. Forse molte più persone dovrebbero provarlo!

Io sono estremamente contento e convinto di avere fatto un altro passo verso quello che cerco costantemente nella bellezza altrui: me stesso.

inizioAnno

Windmills of my mind

Il 2013 è stato un anno di grandissimi cambiamenti nel mio modo di concepire la Fotografia.

Quando si raggiunge un discreto livello tecnico è difficile non sedersi sugli allori, è facile pensare che fotografare belle donne nude con luci perfette e ombre drammatiche sia quanto di meglio tu possa fare.

Dopo un po’ inizi ad applicare indistintamente la tua “formula vincente” a tutti i soggetti che ti capitano tra le mani. Tanto il pubblico apprezza, tanto le clienti pagano. A chi non piace essere valorizzata?

A me. Perlomeno, non mi piace di essere guidato dall’estetica come primo movens. Non più.

Fortunatamente ho clienti e muse speciali, che si fidano della mia “visione” e mi permettono di raccontarle in maniera sempre più vera, sempre più libera da pre-impostazioni.

Per questo 2014 ho in mente diversi progetti, nuove direzioni che si annidano dentro ai mulini della mia mente.

Venite a scoprirli, e a scoprirvi.

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i ritratti di Alessandro Burato